sabato 8 febbraio 2020

Val Formazza

Venerdì 31 gennaio con D. e F. si va in Val Formazza per una ciaspolata. La cosa sarebbe banale se non fosse che lo spettacolo è straordinario. A Riale un sacco di neve, questa prima foto è giusto per rendere bene l'idea...


Le nebbie del mattino si dileguano rapidamente. La giornata è bellissima, la frazione di Riale, qui fotografata dall'alto durante la salita verso il rifugio Maria Luisa,



e qui fotografata nuovamente al ritorno, 




con questa neve è una tale meraviglia che mi è stato impossibile non fissarne il ricordo sul web. 

Qui sotto siamo a una mezz'ora dal rifugio Maria Luisa, fino al quale non ci spingiamo perché in salita siamo stati un po' lenti e faremmo troppo tardi per il rientro a casa.


Neve spettacolare, cielo spettacolare, giornata indimenticabile.

venerdì 20 dicembre 2019

Radio in streaming con Raspberry Pi 4

Nel lontano 1978 avevo acquistato sistema Hi-Fi formato da amplificatore (AM 2400), sintonizzatore FM stereo (AT 2450), piatto (di cui non mi ricordo il modello) e casse a tre vie della giapponese Akai (ormai scomparsa). Il piatto era ancora uno di quelli con la trasmissione a cinghia, con un antiskating primitivo, e l'ho sostituito quasi subito con un più evoluto Technics SL-3310, con trazione diretta e regolazione stroboscopica della velocità. Un insieme oramai vintage, ma che funziona benissimo (lo si può vedere nella foto) e con grande soddisfazione.


Ora che non sono più a Milano il sintonizzatore è diventato un problema. Ricevo (e molto male) solamente un paio di stazioni radio FM. Non è che la radio mi interessi più di tanto. Sono abbonato a Spotify (al costo mensile di una pizza e una Coca Cola), e devo dire che la possibilità di avere la musica on-demand cambia la vita, è un punto di non ritorno. Sommata alla mia collezione di CD mi offre tutto quello che musicalmente mi necessita. Ma dal fatto di non ricevere più la radio è nata una questione assolutamente inessenziale, e proprio per questo in linea di principio fondamentale: come fare ad ammodernare il mio sintonizzatore FM.

La trasmissione radio via etere è essenziale per la mobilità, leggasi automobile. Ma in una installazione fissa, a casa, non ha più senso. Oggi praticamente in ogni casa c'è una linea dati digitale. E sul mercato si trovano sintonizzatori radio digitali, con e senza DAB [1], che, collegati al router con un cavo ethernet, sono in grado di ricevere migliaia di stazioni radio in streaming, da tutto il mondo. Cosa ovviamente inimmaginabile con un sintonizzatore FM.

Ecco allora l'idea. Sostituire il vecchio sintonizzatore FM analogico con il Raspberry Pi 4, trasformato in un ricevitore radio in streaming, e collegato poi all'amplificatore via cavo adattatore RCA audio, con un jack da 3.5 mm da collegare al Raspberry e due RCA maschio da collegare all'amplificatore, esattamente come sono collegati l'attuale sintonizzatore FM, il lettore di CD, l'iPad (uno dei primi modelli, che impiego esclusivamente per Spotify), il piatto per gli LP.

Essendo il mio Raspberry Pi 4 già in rete via cavo ethernet il problema è allora diventato: quale software impiegare per ricevere le radio in streaming? In prima istanza sarebbe sufficiente il browser (Chromium) disponibile con il sistema operativo del Raspberry (Linux in versione Raspbian). Gli URL delle radio italiane che trasmettono sul web si trovano facilmente: per esempio Radio 5 classica, che ricevevo a Milano, e ora non ricevo più, ha come URL http://icestreaming.rai.it/5.mp3 (verificato oggi 20/12/2019). Copiatelo e incollatelo nella barra degli indirizzi del vostro browser e sarete collegati al canale di musica classica della Rai (quello che è stato per decenni il mitico V canale della Filodiffusione, denominazione derivata dal fatto che era ricevibile solamente tramite i Filodiffusori collegati alla rete telefonica fissa di Telecom).

Però volevo qualcosa di meglio del browser. E a furia di scavare nel problema ho scoperto che il Raspbian (la versione di Linux fornita con il Raspberry) include Rhythmbox, un applicativo che può essere installato da Applications menu > Preferenze > Add / Remove Software. Ho dovuto trafficare perché appena installato non funzionava l'audio. Poi ho fatto un po' di ricerche sul web, ho installato al completo i pacchetti di pulseaudio (sempre da Applications menu > Preferenze > Add / Remove Software), e Rhythmbox si è fatto finalmente udire. 

Dal menù Radio > Aggiungi ho inserito e memorizzato gli URL delle radio che mi interessano (e altri ne vado aggiungendo): e finalmente ricevo in streaming tutte le stazioni radio della Rai, oltre a un bel po' di altre radio. Ne riporto qui un elenco molto parziale, giusto per dare un'idea di come si possa accedere al mondo intero con le radio in streaming: una cosa, ripeto, inimmaginabile con la trasmissione radio locale in FM. Per l'ascolto oltre a Rhythmbox è ovviamente possibile impiegare qualsiasi altro media player o semplicemente copiare e incollare nella barra degli indirizzi del browser gli URL delle radio.

Radio Genere URL
Italy Classical Radio Classica http://176.31.107.8:8204/
Just playing Haydn Classica http://198.245.50.150:8020/
Rai Radio Classica Classica http://icestreaming.rai.it/5.mp3
Venice Classic Radio Italia Classica http://174.36.206.197:8000/
Venice Classic Radio Italia * Live Classica http://109.123.116.202:8008/
Best Smooth Jazz - UK (London) Jazz http://64.95.243.43:8002/
Smooth Jazz CD 101.9 New York Jazz http://us3.internet-radio.com:8485/
Smooth Jazz DC Jazz http://us5.internet-radio.com:8022/
Smooth Jazz Florida Jazz http://us4.internet-radio.com:8266/
Radio 24 Talk http://shoutcast.radio24.it:8000/
Rai Radio1 Varie http://icestreaming.rai.it/1.mp3
Rai Radio2 Varie http://icestreaming.rai.it/2.mp3
Rai Radio3 Varie http://icestreaming.rai.it/3.mp3
RMC Varie http://edge.radiomontecarlo.net/RMC.mp3
RTL 102.5 Varie http://shoutcast.rtl.it:3010/
Blue Bossa Nova Coolest Brazilian World http://69.175.13.131:8280/
FM Jamaica Radio World http://us5.internet-radio.com:8487/
Greek World Radio World http://5.189.142.165:8140/
Highlander Radio Live World http://144.217.180.30:8065/

Insomma invece di acquistare un sintonizzatore radio digitale, l'ho realizzato a costo zero sul Raspberry che ho in casa. Aggiungendo una nuova risposta, molto interessante, alla domanda: ma cosa me ne faccio di un Raspberry? [2]

In teoria quello che mi manca ancora è il DAB. Ma considerato che da noi non si riceve il segnale radio digitale via etere, e chissà se mai lo si riceverà (il problema della copertura del territorio via etere è sempre lo stesso eterno e irrisolto problema della copertura FM), la cosa non mi preoccupa. Il futuro è musica liquida e musica on-demand, ma sicuramente musica non è DAB [3].


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[1] DAB è l'acronimo di Digital Audio Broadcasting, ed è la trasmissione del segnale radio via etere in formato digitale, che dovrà sostituire anche in Italia l'attuale trasmissione del segnale radio via etere in modulazione di frequenza (FM). Dal primo gennaio 2020 tutti gli apparecchi radio commercializzati in Italia devono ricevere il segnale DAB oltre al segnale FM. A oggi l'unica nazione europea ad avere spento definitivamente le trasmissioni radio in FM e ad avere esclusivamente trasmissioni in DAB è la Norvegia. In Italia non è stata ancora stabilita la data della cessazione delle trasmissioni in FM.

[2] Ma Rhythmbox non è limitato alla radio in streaming. Con il menù Musica > Importa ho importato da iTunes, anche se in tempi biblici (alcune ore per importare comunque ben 228 album con 3397 brani), la mia raccolta completa di musica, incluse le copertine degli album. Infine ho collegato alcuni podcast di argomento scientifico che mi interessano.

[3] P.S.: in realtà esiste pure un dongle USB che riceve il DAB e impiegabile, sembra, anche con il Raspberry, quindi anche questo sarà da provare (copertura DAB permettendo). Infine resta aperto il tema della qualità della riproduzione, che nel caso del Raspberry sembra possa essere migliorata rispetto a quella fornita con la scheda madre installando una scheda audio Hi-Fi, come la HiFiBerry DAC+ pro, vedremo...

lunedì 30 settembre 2019

Raspberry Pi 4

Era da tempo che l'idea non mi dava pace, e alla fine non ho saputo resistere alla tentazione: ho ordinato il Raspberry. Ordinato tramite eBay (la differenza di 4,52 euro fra prezzo dell'oggetto e totale ordine che vedete qui sotto sono state le spese di spedizione postale per posta ordinaria) è arrivato da Cambridge (UK) nella mia cassetta delle lettere in soli 6 giorni. 
















A dire il vero sono stato pure fortunato. Infatti a partire dallo scorso mese di giugno è disponibile il nuovo Raspberry Pi 4 che, per non farmi mancare nulla, ho ordinato nella versione con 4 GB di RAM (per le specifiche tecniche dell'hardware vedere il "Raspberry Pi 4 Model B datasheet"). Mentre aspettavo la consegna del Pi 4 ho acquistato su Amazon un contenitore specifico per questo modello, il Bruphny Case per Raspberry Pi 4, che include il contenitore, un alimentatore 5V/3A collegato al Pi 4 mediante un connettore USB-C, 3 dissipatori di calore da applicare ad altrettanti chip del Raspberry e una ventola di raffreddamento.

Questo è il Pi 4 montato (tempo necessario meno di mezz'ora). Sul retro a sinistra il cavo ethernet per il collegamento alla mia LAN, al centro il cavo che collega al Pi 4 via USB-3 un SSD da 480 GB (che si trova nel contenitore trasparente che fa da base al Pi 4) impiegato per salvare i dati, davanti sulla destra il connettore USB-C del cavo di alimentazione sul quale si intravede l'interruttore di alimentazione (il Pi 4 nella foto è spento, si riconoscono le pale della ventola). I fili rosso e nero che si intravedono sono per l'alimentazione della ventola, e sono da collegare ai pin del bus GPIO seguendo le indicazioni fornite con il Bruphny Case.


A questo punto la domanda che più volte mi sono posto: ma cosa te ne fai di un Raspberry? Ebbene, le applicazioni sono infinite, ma direi che sono classificabili in tre categorie:
(i) impiego come PC Linux in alternativa a Windows, una soluzione super-economica, oramai completa di interfaccia grafica e di tutti gli applicativi desiderabili, ma con alcuni limiti (nel merito dei quali qui non posso entrare);
(ii) impiego come strumento per sperimentare applicazioni informatiche di tutti i tipi possibili e immaginabili (vedere la guida "THE OFFICIAL Raspberry Pi Beginner’s Guide" e la guida "Raspberry Pi - The Complete Manual");
(iii) impiego come strumento sul quale implementare le funzionalità server per le quali Linux sta diventando il sistema operativo più impiegato.

Il mio obiettivo è stato proprio quest'ultimo: utilizzare il Raspberry come "palestra" per approfondire e vedere in pratica cosa si può fare con Linux sul lato server impiegando risorse che non è nemmeno lontanamente immaginabile confrontare con quelle impiegate per un server minimo professionale (e non parliamo di quelle impiegate nei server aziendali o commerciali). 

Per installare sul Pi 4 il sistema operativo Raspbian (la versione del Linux Debian consigliata a chi affronta il Raspberry per la prima volta) ho seguito la guida "Setting up your Raspberry Pi", con approfondimenti vari ricavati dalle infinite risorse disponibili sul sito ufficiale e sui forum. Da precisare che il Rasperry impiega per il boot, per il sistema operativo e i programmi (e volendo anche per i dati) una scheda Micro SD invece del normale HDD (o SSD), una scelta dettata ovviamente dalla volontà di contenere al massimo i costi. Ma, come ho detto, per i dati, onde evitare di scrivere e riscrivere su una scheda Micro SD, un dispositivo piuttosto delicato, ho collegato al Pi 4 un SSD esterno via USB-3.

In sintesi, e nell'ordine, in una prima fase:
- ho fatto il download del NOOBS (la versione consigliata ai neofiti del sistema operativo Raspbian) dal sito https://www.raspberrypi.org/;
- l'ho scompattato e copiato su una scheda Micro SD da 32 GB formattata Fat32 con MiniTool Partition Wizard (non va formattata con il formattatore di Windows!);
- ho inserito la scheda nel Pi 4 e l'ho acceso;
- è partita l'installazione del sistema operativo durante la quale Raspbian ha messo in rete WiFi il Pi 4 senza il minimo intoppo via DHCP. Da notare che nella fase di installazione del sistema operativo è necessario che al Pi 4 siano collegati via cavo USB la tastiera e il mouse e via cavo HDMI il monitor (per inciso, il Pi 4 ha un'uscita video 4K, non so se mi spiego).

Fatto questo (tempo totale un'ora) ho passato un paio di giorni a familiarizzare con il sistema operativo, sia con la GUI (l'interfaccia grafica tipo Windows), sia con il CLI (Command Line Interpreter) che con Linux è giocoforza impiegare, ma con il quale, provenendo il sottoscritto dall'interprete di comandi del DOS appreso quasi 40 anni fa, non ho avuto soverchie difficoltà. I riferimenti fondamentali sono stati "CONQUER THE COMMAND LINE - The Raspberry Pi TERMINAL GUIDE" e la guida ufficiale di Linux "The Linux Command Line".

Sempre in sintesi, in una seconda fase:
- dal menù Accessori del Raspberry ho lanciato il SD Card Copier con il quale ho copiato la scheda Micro SD da 32 GB su una scheda da 128 GB, che ho sostituito alla precedente giusto per avere un po' più di respiro, ma oggettivamente ridondante rispetto a quello che finirò con l'installare;
- ho modificato opportunamente il file dhcpcd.conf (si trova in /etc) e collegato il Pi 4 alla mia LAN con il cavo ethernet (collegamento ovviamente molto più veloce del WiFi);
- dato che dispongo di un DynDNS e quindi posso collegarmi da remoto ho aperto sul router (Tim HUB) quattro porte TCP, la porta 22 per il collegamento al Pi 4 con SSH, la porta 80 per il collegamento web, la porta 5900 per il collegamento mediante VNC, la porta 445 per il collegamento con il protocollo SMB (Server Message Block di Windows) [1];
- sul Pi 4 non ho dovuto installare nulla per il collegamento SSH (porta 22) che deve essere semplicemente attivato dal menù di configurazione del Raspberry, ho installato Apache per il collegamento web (porta 80), ho installato VNC server per il collegamento mediante VNC (porta 5900), ho installato Samba per vedere da Windows il Raspberry e il SSD a lui connesso come unità di rete/server multimediale (tramite porta 445). Le procedure da seguire, e che ho seguito, le trovate sul sito del Raspberry.

Questa seconda fase ha richiesto cinque giorni, ma solo perché me la sono presa con molta calma per cercare la documentazione, per studiarmela, prendermi i necessari appunti e applicarla. Va da sé che dopo l'installazione del VNC ho scollegato dal Pi 4 tastiera, mouse e video (vedi foto), facendo del Pi 4 a tutti gli effetti un server gestibile da remoto, quindi un vero server (nei datacenter, con centinaia o migliaia di macchine, non è che per ciascuna possono avere mouse, tastiera e monitor...). Quindi via SSH ho installato sul Pi 4 una copia dell'intero mio sito web (https://www.bayes.it): copia che funziona perfettamente, con tempi di risposta eccellenti, anche collegandosi in 4G da uno smartphone. 

In conclusione è stato possibile, a una persona come me, con una formazione informatica fai-da-te:
- installare e attivare sul Pi 4 un server VNC per poterlo controllare da remoto;
- installare e attivare sul Pi 4 un server SSH per fare upload/download di file;
- installare e attivare sul Pi 4 un server web con il relativo sito web;
- installare e attivare sul Pi 4 il software che consente di vederlo come una unità di rete e server multimediale.

Tutte le funzioni configurate sono state super-collaudate da locale, e anche da remoto con uno smartphone e il 4G (con iPhone, impiegando nell'ordine rispettivamente le app VNC Viewer per il collegamento VNC, FTPManager per il collegamento SSH, Chrome come browser per il collegamento web e FileEplorer per il collegamento SMB) e girano senza alcun problema su un dispositivo delle dimensioni di 88 x 58 x 19.5 mm e del peso di 46 g.

Per anni ho impiegato VNC client per collegarmi a un server aziendale, ho impiegato FTP/SSH e caricato il mio sito web su server commerciali. Quindi ho sempre operato, come tutti i normali utenti, dal lato client. Poi, giusto per il gusto di capire e di toccare con mano che cosa ci sta dall'altra parte, mi sono detto: ma non è che con Linux posso mettermi tutti questi server in casa? E vuoi vedere che magari si riesce pure a installarli e a farli funzionare su un Raspberry?

Devo dire la verità: era una sfida, ma non pensavo proprio di riuscire a farcela. Ci sono riuscito solamente grazie alla straordinaria potenza e semplicità di Linux e a quel vero gioiello che è il Raspberry Pi 4: a loro devo un risultato di gran lunga superiore alle aspettative e molto, molto significativo. Che conferma, anche se in una sperimentazione in nanoscala, le ragioni per le quali Linux, oltre a dominare il mondo degli smartphone con il suo derivato Android, è il sistema operativo preferito sui server di tutto il mondo.

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[1] La porta 445 che avevo aperto sul Tim HUB per il collegamento SMB da remoto l'ho eliminata dopo pochi giorni. Questo perché, anche se il Tim HUB è dotato di un firewall, la porta 445 è considerata la principale via di ingresso di virus e malware. 

sabato 21 settembre 2019

NASA Mars 2020 rover

Ho imbarcato il mio nome sul volo del NASA "Mars 2020 rover" in partenza per Marte l'anno prossimo!

Fate in fretta, avete tempo fino al 30 settembre per imbarcare anche il vostro nome, guardate alla pagina del sito della NASA https://go.nasa.gov/2kLEEuV.

Questo è il mio boarding-pass, partenza prevista luglio 2020.

















venerdì 6 settembre 2019

Val Masino

Il 3 settembre partenza con F. per la Val Masino. Io ho uno splendido ricordo: il 16 agosto 2001, con la guida Daniele Fiorelli, eravamo in cima al Pizzo Cengalo. Ma lui non la conosce ancora.

Obiettivo il rifugio Gianetti, con partenza dai Bagni di Masino. Abbiamo previsto di pernottare al Gianetti e discendere l'indomani. Inutile dire, la Val Masino è un vero gioiello, e la vista del Pizzo Badile e del Pizzo Cengalo lascia sempre senza fiato. Questo è l'album fotografico delle due giornate, poche immagini, non serve molto per evocare la magia di queste montagne.

Questo è il profilo GPS della salita (e della discesa)


e questo infine è il percorso in Google Maps


mercoledì 28 agosto 2019

Werner Herzog

Ho letto "Sentieri nel ghiaccio" di Werner Herzog. Il libro termina con le parole da lui rivolte a Lotte Eisner: "Ho detto: apra la finestra, da qualche giorno io so volare".

Anche io avevo imparato a volare. Ma il cupo incedere degli anni me lo stava facendo dimenticare.

Grazie Herzog, mi ricorderò di lasciare sempre aperta la finestra...

venerdì 19 luglio 2019

Apollo 11

Quella notte del 1969 ero in campeggio, e grazie al vicino con roulotte e TV (cosa stratosferica dati i tempi...) ho passato la notte in bianco attendendo di vedere in diretta il primo passo dell'uomo sulla Luna.

Allego sfondo 16:9 per PC ricavato questa mattina da una foto della NASA fatta durante la missione. La storia su: https://www.nasa.gov/apollo11-gallery


(fare click sull'immagine per ingrandirla, si può anche scaricare, la dimensione è 4144x2332 pixel)

mercoledì 17 luglio 2019

Corno del Camoscio

Lunedì 15 luglio è stato un giorno di tempo orribile su tutta la Valsesia, acqua torrenziale in basso, neve in alto. Ma per martedì Meteosvizzera prevede una apertura del tempo: è un invito cui non si può rinunciare. 

Partenza da Pianalunga per il Corno del Camoscio, con l'obiettivo di fare anche qualche fotografia. Nella prima parte del vallone d'Olen foto di eriofori

























e delle cascatelle del torrente, poi più in alto una bellissima fioritura di Myosotis e ranucolacee. Al Sasso del Diavolo iniziano le tracce delle nevicata del giorno precedente (nota: anche il 14 luglio del 2004 aveva nevicato, ho le foto perché eravamo al Rifugio Guglielmina in partenza per la Punta Gnifetti). Al baitello sotto l'ex rifugio Guglielmina gonfie di neve portata dal vento, profonde anche 30-40 centimetri. Il sentiero è scomparso, quindi si inventa. Sul traverso tra l'ex rifugio Guglielmina e il Col d'Olen non è ancora transitato nessuno. Al colle incontro due stranieri, un lui e una lei, vengono dal Gabiet, mi chiedono se io vengo da Alagna, annuisco, indico il Corno del Camoscio e dico che sto salendo li, ma che proprio oggi ho rinunciato ai bastoncini, forse sarebbe stato meglio averli.

Dal Col d'Olen verso il Corno del Camoscio non trovo tracce, oggi sono io il primo a salire. Il sentiero è in gran parte scomparso sotto la neve, si improvvisano scorciatoie su sassi, massi e roccette che emergono dalla neve per raggiungere i tratti nei quali il sentiero riappare. Alcuni ometti, in alto, aiutano a tenere la direzione. A metà della salita foto panoramica che va dalla Valsesia, sulla sinistra, alla valle di Gressoney, sulla destra, con al centro il Corno Rosso, dietro al quale fa capolino la punta Straling, mentre alla base del Corno Rosso è bene visibile il Col d'Olen che collega le due valli.















Giornata magnifica ma, come mostra la panoramica, le nubi stanno già arrivando sul lato della Valsesia. Salgo in fretta per le foto, ma la Punta Gnifetti è già nascosta. Resta sgombera la visuale dalla Piramide Vincent ai Lyskamm, fotografo Stolemberg, Vincent, e i Rifugi Gnifetti e Mantova (vedi album fotografico).

La discesa al Passo dei Salati è abbastanza facile, il percorso è quasi tutto su massi, e la neve non è riuscita a coprirli. Qui sotto la traccia GPS


























e il percorso in Google Maps

domenica 14 luglio 2019

Grigna Settentrionale

Il 13 luglio con F. si parte per il Cainallo dove si dorme all'omonimo rifugio. Sveglia alle 4:45 con obiettivo la Grigna Settentrionale.

Alle 5:51 partenza, lasciata l'auto al parcheggio al Vò di Moncodeno. Si seguono le indicazioni della Via della Ganda (sentiero 25). Alle 7:10 siamo al Rifugio Bogani. Si continua sulla Via della Ganda. Alle 8.52 in tre ore (e un minuto) siamo in vetta. Bella giornata. Qualche raffica di vento freddo aiuta a tenere sgombro il cielo e a tenere lontano il nebbione che spesso incombe sul Grignone. Facciamo le fotografie riportate in questo album fotografico

Traccia GPS registrata con il Suunto Ambit3 Peak, questo il profilo della salita (e della discesa)




















e questa la traccia GPS importata in Google Maps.

martedì 9 luglio 2019

Sule

Partendo da Portmagee (Irlanda) con una breve crociera (Skellig Michael  Cruises) si possono raggiungere le Skellig Rocks 























una delle quali (quella di destra nell'immagine con la traccia GPS della crociera) ospita una imponente colonia di Sule (attorno ai trentamila esemplari). Ecco un paio di fotografie (giugno 2019) che rendono l'idea delle spettacolo cui si può assistere nel periodo della nidificazione.





(fare click sulle immagini per ingrandirle)

lunedì 17 giugno 2019

Viaggiare Sicuri

Questa mattina, 17 giugno 2019, mi sono collegato al sito Viaggiare Sicuri della Farnesina / Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale. Cercavo una informazione specifica sulla necessità di patente internazionale in un Paese nel quale potrei trovarmi a guidare.

Questa è la pagina principale del sito:



























Da notare l'ironia: in alto a sinistra nella barra degli indirizzi del web il sito Viaggiare Sicuri è indicato dal browser come "non sicuro". Si tratta infatti di un sito http, per definizione non sicuro in quanto la connessione al sito non è crittografata: questo significa che la riservatezza delle informazioni inviate non è garantita, contrariamente a quanto avviene nel caso di un sito https [1].

Il fatto non è da sottovalutare. Il sito prevede, per chi si reca all'estero, la possibilità di segnalare il proprio viaggio (in alto a destra,  con Entra nel sito e registra il tuo nuovo viaggio) al fine di garantire una più rapida assistenza da parte dei nostri Consolati in caso di problemi durante un viaggio. E io facendo ciò invio i miei dati a un sito che non garantisce crittografia dei dati, che non garantisce integrità dei dati e che non mi fornisce la sua autenticazione.

Non aggiungo commenti. Spero solamente che presto qualcuno che accede al sito possa commentare questo post precisando che è oramai datato e che il sito Viaggiare Sicuri è stato aggiornato ed è diventato un sito "sicuro" [2].


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[1] HTTPS (HyperText Transfer Protocol Secure) è il protocollo per la comunicazione su Internet che protegge integrità e riservatezza dei dati scambiati tra i computer e i siti. I dati inviati tramite HTTPS vengono protetti tramite il protocollo TLS (Transport Layer Security ) che fornisce tre livelli di protezione:
→ crittografia;
→ integrità dei dati;
→ autenticazione.
Con la crittografia i dati scambiati vengono criptati per proteggerli dalle intercettazioni. L'integrità dei dati assicura che sia rilevata qualsiasi modifica dei dati che dovesse intercorrere nel percorso tra il sito e l'utilizzatore. L'autenticazione dimostra che gli utenti comunicano con il sito web previsto. Un sito https viene garantito da un certificato emesso da un'autorità di certificazione: al momento dell'accesso al sito il browser valida il certificato del server controllando che la firma digitale dei certificati del server sia valida e riconosciuta da una autorità di certificazione nota, utilizzando una cifratura a chiave pubblica. Dopo questa autenticazione il browser indica la connessione come sicura mostrando generalmente l'icona di un lucchetto.

[2]  Per inciso, pur essendo io un informatico meno che dilettante, questo e gli altri miei due siti alla data odierna sono già stati convertiti in siti "sicuri" https da quasi due anni...

domenica 26 maggio 2019

Sistema internazionale di unità (SI)

Discendente diretto del sistema metrico decimale originato dalla rivoluzione francese e del successivo sistema MKSA (fondato su metro, kilogrammo, secondo, ampere e conosciuto anche come Sistema Giorgi in onore del proponente italiano Giovanni Gorgi), il Sistema internazionale di unità (SI), accettato dalla Comunità Economica Europea (CEE) nel 1980 e divenuto legale in Italia nel 1982, il giorno 20 maggio 2019 ha visto cambiare le definizioni di chilogrammo, ampere, kelvin e mole. 

Lo scopo di questo cambiamento è basare tutte le sette unità di misura fondamentali del SI sulle leggi della fisica, dando loro "... un fondamento solido, immutabile nel tempo e nello spazio..." [1].

Ho riassunto brevemente la storia delle unità di misura, dall'antichità al cambiamento epocale del SI avvenuto il 20 maggio 2019, in un ebook, disponibile facendo click su questa immagine del logo del nuovo SI 



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[1] INRIM. Istituto Nazionale di Ricerca Metrologica. URL consultato il 20/05/2019: https://www.inrim.it/


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P.S.: per scaricare il file .pdf, una opzione purtroppo non ben evidente su Google Libri, fare click su I miei libri quindi fare click sui tre puntini disposti verticalmente in basso a destra sulla copertina del libro e infine fare click su Scarica PDF











sabato 9 marzo 2019

Baja California

La quantità di acqua spostata dalla coda di questa balena grigia (Eschrichtius robustus), che si sta immergendo, rende l'idea dell'imponenza di questo meraviglioso animale. Una mia fortuna aver potuto scattare questa foto nella Laguna Magdalena, Baja California, Mexico, febbraio 2019.

(fare click sulla foto per ingrandirla e/o scaricarla, ideale per uno sfondo HD per PC in formato 16:9)

sabato 16 febbraio 2019

Come separare i decimali e come raggruppare le cifre

Anni fa avevo rammentato che è sbagliato parlare di gradi centigradi: da decenni questa espressione non può e non deve più essere  impiegata. Il sistema SI, adottato legalmente anche in Italia, prevede per la misura della temperatura termodinamica il kelvin, ammettendo l'impiego, in alternativa, del grado Celsius con simbolo °C (vedere il post Gradi centigradi o gradi Celsius?).

Ora una breve nota in merito al problema di come separare i decimali e come raggruppare le cifre.

Tutti sanno che nel mondo anglosassone si impiega il punto (.) come separatore dei decimali, e la virgola (,) per raggruppare le cifre in gruppi di tre all'interno dei numeri. Quindi nel mondo anglosassone 3.142 (valore arrotondato di pi-greco) è un numero con tre cifre decimali, mentre 301,338 (la superficie dell'Italia espressa in km2) sta per trecentounomilatrecentotrentotto.

In un contesto europeo il separatore delle cifre decimali è la virgola, quindi il valore di pi-greco si scrive 3,142. Mentre la superficie dell'Italia espressa in km2 si scrive 301.338.

Questi fatti sono riassunti nella seguente tabella, che registra quindi la situazione attuale:



Significato in relazione al contesto linguistico [1]
anglosassone
europeo
3,142 Tremila ... Tre virgola ...
3.142 Tre virgola... Tremila...
301,338 Trecentounomila ...
Trecentouno virgola ...
301.338
Trecentouno virgola ...
Trecentounomila ...

Il significato del punto (.) e della virgola (,) dipende dal contesto linguistico, a causa del fatto che sono entrambi usati, a livello internazionale, sia come separatori decimali sia come simboli per il raggruppamento delle cifre.

In realtà la situazione dovrebbe essere molto diversa, perché esistono le regole per evitare questo pasticcio. Le regole sono state fissate dalla CGPM [2], alla quale aderisce anche l'Italia, e ribadite nella XXII Conferenza generale dei pesi e delle misure del 2003, nella risoluzione 10 [3].

In questa risoluzione la CGPM dichiara che "il simbolo per il marcatore decimale deve essere il punto sulla linea [di base] o la virgola sulla linea [di base]", ammettendo quindi, con grande pragmatismo, la coesistenza di questi due simboli [4].

E alla riga successiva la CGPM riafferma che "i numeri posso essere suddivisi in gruppi di tre per facilitare la lettura; né punti né virgole devono essere inseriti negli spazi tra i gruppi, come stabilito nella risoluzione 7 della IX CGPM, 1948" [5].

Ma questo cambia tutto, perché se fossero universalmente accettate e applicate queste regole e cioè:
sia il punto(.) sia la virgola (,) possono essere utilizzati come separatore dei decimali
per raggruppare le cifre deve essere impiegato esclusivamente lo spazio
allora il punto (.) e la virgola (,) sarebbero sempre correttamente intesi per quello che sono, cioè entrambi, per definizione, come separatori dei decimali, in qualsiasi contesto, e la situazione diventerebbe questa:



Significato in relazione al contesto linguistico
anglosassone
europeo
3,142
Tre virgola ...
Tre virgola ...
3.142 Tre virgola ...
Tre virgola ...
301 338 Trecentounomila ... Trecentounomila ...

Alla luce di queste regole un anglosassone che leggesse un 3,142 lo interpreterebbe alla stessa stregua di un 3.142 e un europeo che leggesse un 3.142 lo interpreterebbe alla stessa stregua di un 3,142. A fronte di una diversa scelta nell'impiego del separatore dei decimali (ma “de gustibus non disputandum est) l'interpretazione sarebbe univoca. E ovviamente nessun dubbio potrebbe mai sorgere in seguito al raggruppamento delle cifre all'interno di un numero.

Per applicare questo approccio qualcuno potrebbe far notare che rimangono comunque da risolvere due problemi legati al comportamento di default dei programmi di videoscrittura, che:
→ nel caso in cui si impiega la giustificazione del testo, ampliano e riducono automaticamente gli spazi vuoti ai fini della miglior composizione della riga;
→ potrebbero andare a capo, passando alla riga successiva, proprio a livello dello spazio che separa un gruppo di cifre da quello che lo segue.

Ma questi due problemi sono già stati risolti. Qualsiasi programma di videoscrittura include anche, come carattere, oltre allo spazio normale, che si inserisce in un testo con la barra spaziatrice, anche il carattere spazio unificatore [6]. Questo spazio non cambia ampiezza e non consente di andare a capo, lasciando quindi il numero correttamente impaginato in ogni caso.

Per inciso in ambiente Windows lo spazio unificatore può essere inserito tenendo premuti contemporaneamente i tasti <ctrl> e <shift> e premendo la barra spaziatrice [7], oppure tenendo premuto il tasto <alt> e digitando 255 sul tastierino numerico, su Mac tenendo premuto il tasto <alt> e premendo la barra spaziatrice.

Attualmente in Italia i programmi di videoscrittura, in barba alla razionalità e all'ufficialità dell'approccio definito dalla CGPM, impiegano di default il punto per raggruppare le cifre. E gli utilizzatori ovviamente si adeguano. Quindi si continua alla vecchia, e concettualmente sbagliata, maniera.

Temo che sarà necessario attendere molto per risolvere il problema, ammesso che qualcuno lo voglia prima o poi affrontare. Ma sarebbe il classico uovo di Colombo. Invece di aggiungere qualcosa, complicando, si toglie qualcosa (i simboli attualmente impiegati per raggruppare le cifre all'interno dei numeri), semplificando e facilitando una più immediata e universale comprensione. Una cosa di cui si avverte grande bisogno in molti campi.


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[1] Qui si assume che il lettore, europeo o anglofono, non sappia di avere a che fare con pi-greco e con la superficie dell'Italia, quindi che interpreti il valore numerico alla luce della sola informazione derivante dal suo contesto linguistico.

[2] Conférence générale des poids et mesures. URL consultato il 15/02/2019: https://goo.gl/o39gW1

[3] Text of the resolutions adopted by the 22nd General Conference on Weights and Measure (2003). URL consultato il 15/02/2019: https://goo.gl/fSKCZq

[4] "declares that the symbol for the decimal marker shall be either the point on the line or the comma on the line"

[5] "reaffirms that "Numbers may be divided in groups of three in order to facilitate reading; neither dots nor commas are ever inserted in the spaces between groups", as stated in Resolution 7 of the 9th CGPM, 1948"

[6] Non-breaking space. Wikipedia, The Free Encyclopedia. URL consultato il 15/02/2019: https://goo.gl/3KLML4

[7] Da altre parti potete trovare scritto, ma è la stessa cosa, ctrl + Maiusc + barra spaziatrice.