sabato 10 aprile 2021

Jardín de los Picaflores

Nell'ottobre del 2017, di ritorno dalla Patagonia, abbiamo visitato le Cascate dell'Iguazù. Durante un ritaglio di tempo, la sera prima dei due giorni di visita alle cascate, con uno dei suoi soliti colpi di genio D. aveva scovato, a Puerto Iguazú, sul lato argentino delle cascate, il "Jardin de los Picaflores", una casa privata con un giardino aperto al pubblico nel quale una serie di abbeveratoi con liquidi zuccherini e di mangiatoie per semi e frutti attirava una quantità di uccelli tropicali, tra i quali moltissimi colibrì. Se avete la fortuna di visitare le Cascate dell'Iguazù non mancate di fare visita anche al "Jardin de los Picaflores".

Purtroppo il tempo non aveva favorito le riprese: pioveva a scroci, come solo ai tropici sa fare, con intervalli di forte vento, era pomeriggio avanzato e c'era poca luce, e la macchina fotografica con la quale abbiamo fatto le riprese aveva avuto difficoltà a tenere il fuoco. In ogni caso, tagliando e ricucendo i filmati, spero di essere riuscito a rendere l'idea dello spettacolo al quale si può assistere.


P.S.: il filmato è in HD (1920x1080), se lo visualizzate a tutto schermo dovrebbe automaticamente riprodursi in questo formato, al bisogno potete selezionare il formato dalla rotellina della impostazioni che trovate in basso. La colonna sonora è un brano scritto per l'occasione.

domenica 31 gennaio 2021

Leoni marini

Due anni fa, nel mese di febbraio, in Baja California, durante un safari fotografico in barca, a La Paz, sulla costa rocciosa dell'Isla Partida, ci siamo imbattuti in questo leone marino [1]. Che, evidentemente approfittando dell'alta marea, si era trovato una eccellente sistemazione e dormiva serafico: un vero spettacolo...


[1] Otaria della California (Zalophus californianus

giovedì 31 dicembre 2020

Auguri di Buon Anno...

 ... dal Monte Tovo (Valsesia).

 Sono 800 metri di dislivello, documentati con il GPS
























saliti nei giorni scorsi in ebike, in un paesaggio reso superlativo dalla nevicata del giorno prima, per festeggiare l'addio a quest'anno.

La soddisfazione è tale che, pur essendo decisamente contrario alle autocelebrazioni, l'evento è qui ulteriormente documentato (anche per evitare dubbi e contestazioni) con il mio primo e unico selfie (lo confesso, mai fatti prima).






























Questa infine la panoramica ripresa in occasione di un'altra salita al Monte Tovo quest'anno, a fine novembre, in una giornata molto limpida, ma prima delle nevicate di inizio dicembre: ho riportato i nomi delle principali cime delle Prealpi e Alpi lombarde visibili verso est, dal Resegone al Pizzo Badile (fare click sull'immagine per ingrandirla).


















Di nuovo Auguri di Buon Anno...

lunedì 23 novembre 2020

Lettera a Maurizio Molinari

Su Buongiorno Rep: la mail che quotidianamente il Direttore invia agli abbonati, Maurizi Molinari oggi, tra le altre cose, scrive:
"Ed è polemica per il dilagare in televisione dei virologi, da Andrea Crisanti a Matteo Bassetti, diventati protagonisti tra politica e sparate. Racconta Concetto Vecchio: “I virologi non erano abituati alla scena mediatica. In genere parlavano con dotti articoli scientifici e adesso invece vengono richiesti di un parere al Tg1 delle 20. Ogni giorno sono rincorsi da decine di tv, giornali e talk, e la notorietà, si sa, è difficile da maneggiare. E del resto le loro interviste, da febbraio, sono la prima cosa che leggiamo ogni mattina sui quotidiani per orientarci nel caos della pandemia. Molti di loro sono asciutti e fattuali, ma altri, di comparsata in comparsata, si sono fatti prendere un po’ la mano. Anche perché nella comprensione della tragedia i più navigano a vista: pure i famosi esperti”.

Caro Maurizio Molinari, premesso che è superfluo notare che lo stesso dilagare è evidente sui giornali, il problema viene in buona parte da voi giornalisti, ed è sintetizzabile con tre parole chiave. Le prime due sono "informazione" e "marketing" e già da sole forniscono una prima chiave di lettura del disastro che è sotto gli occhi di tutti, e del quale la questione dei virologi è uno dei tanti aspetti.

Cerco di spiegarmi brevemente. Quando ha terminato il pane, il panettiere vi guarda con aria di scusa e allarga le braccia. E voi ve ne fate una ragione. Ma avete mai visto un giornalista allargare le braccia all’inizio del telegiornale e annunciare che, in mancanza di notizie, il telegiornale finisce lì? O il direttore di un quotidiano scusarsi dalla prima e unica pagina, per il resto bianca, per la mancanza di notizie significative da pubblicare? 



Il problema nasce dalla applicazione delle tecniche di marketing al giornalismo (e alla politica, argomento che però necessita di essere trattato a parte).

Alla fine tutti dobbiamo ben guadagnarci la pagnotta. Quindi con il trascorrere del tempo si è passati, giornalisticamente parlando, dalla vendita del prodotto ruspante e ingenuo che "la notizia è il cane che morde il padrone" al più smaliziato "la notizia è il padrone che morde il cane" per arrivare, quando anche questo non ha più fatto notizia, allo "sbatti il mostro in prima pagina".

Poi, e inevitabilmente dati questi presupposti, il sistema si è progressivamente avvitato su sé stesso. Le notizie bisogna pur sempre venderle, il pubblico è sempre più assuefatto e la soglia per catturarne l'attenzione diventa sempre più elevata, di qui la necessità di alzare la comunicazione ad un livello sempre più "urlato". Ma non basta urlare. Nel contesto dell'attuale inflazione comunicativa [ecco la terza parola chiave], con i canali di comunicazione enormemente ridondanti rispetto ai contenuti da comunicare, per catturare l'attenzione il messaggio viene compresso e diventa sempre più conciso, la comunicazione procede per icone e senza reale approfondimento. La lotta per portare a casa un click sul sito del giornale, per vendere una copia in più, per assicurarsi un passaggio certificato dall'Auditel al proprio canale TV, procede senza esclusione di colpi, e la necessità di contenere i costi realizza il resto dello scempio: come per esempio i talk show, con (per tornare all'argomento) inviti a personaggi (per esempio virologi) che pur di soddisfare la propria vanità vengono via a costo zero. E che contribuiscono a un martellamento massmediatico che pian piano penetra le menti [1], inducendo [ma ovviamente non è un caso] alla ricerca compulsiva di informazioni attraverso click, like e condivisioni, tutti funzionali al marketing.

In questo quadro la gente è alla sbando, perché è sottoposta a una pressione comunicativa che soverchia il singolo individuo, il quale, sopraffatto, non riesce più a inquadrare, a contestualizzare e a dimensionare correttamente i problemi e finisce inevitabilmente per imboccare la scorciatoia della scelta ideologica, pro- o contro-: pandemie, vaccini, migranti, eccetera, eccetera. Si va quindi potenziando sempre più il processo di sostituzione dell'informazione (ragionare) con la propaganda (credere), facendo così il gioco dei grandi (e piccoli) burattinai dell'umanità o aspiranti tali [2, 3]. E rendendo sempre più vicino il futuro distopico già preconizzato nel 1932 da Aldous Huxley ne "Il mondo nuovo" e nel 1948 da George Orwell in "1984". 

Caro Maurizio Molinari, non ci si può lamentare per "il dilagare in televisione dei virologi" come se questo fosse un'ineluttabilità, guidata da una forze esterne alla società umana, da una qualche forza cosmica che procede "matrigna crudele e indifferente ai dolori degli uomini", come diceva il Leopardi. 

No, "il dilagare in televisione dei virologi" [e ribadisco che lo stesso dilagare è evidente sui giornali] è solamente l'ultimo dei problemi derivanti dal nefasto avvitamento che si è realizzato tra giornalismo, marketing e inflazione comunicativa. Invece di lamentarvi, provate a meditare su come superare questo circolo vizioso. Non sarà affatto facile. Ma sarebbe da parte del giornalismo un contributo importante al miglioramento dello stato di questa povera nazione.


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[1] Lo aveva già perfettamente compreso Oswald Spengler che nel 1923 ne “Il tramonto dell’Occidente” (Longanesi, ISBN 978-88-304-2558-3), titolo che oggi, di fronte all'avanzata dei Paesi dell'oriente, India e Cina in testa, suona profetico, scriveva (la sottolineatura è mia):
"…Che cosa è la verità? Per la massa è ciò che si legge e si sente continuamente. Qualche povero ingenuo può anche mettersi a tavolino e raccogliere princìpi onde definire la “verità” - ma questa resterà la sua verità. L’altra verità, quella pubblica del momento, quella che soltanto importa nel mondo reale dell’azione e del successo, oggi è un prodotto della stampa. Ciò che la stampa vuole è vero. Chi controlla la stampa crea, trasforma e cambia le verità. Bastano tre settimane di lavoro di stampa e tutto il mondo conoscerà «la verità» ... Non si potrebbe immaginare una satira più sinistra di quella della libertà di pensiero. Una volta non si aveva il diritto di pensare liberamente; adesso lo si ha, ma ... si pensa soltanto ciò che altri vuole che si pensi..."  
Basta sostituire "stampa" con "media" per aggiornare la descrizione di Spengler alle tecnologie e ai modelli di comunicazione attuali.

[2] Come dice Gérald Bronner, le soluzioni facili sono le più economiche: credere è molto più economico che ragionare. Gérald Bronner. La democrazia dei creduloni. Aracne editrice, Ariccia, 2016, ISBN 978-88-548-9897-4.

[3] Jean Baudrillard “Il delitto perfetto. La televisione ha ucciso la realtà?”. Raffaello Cortina Editore, Milano, 1996, ISBN 978-88-7078-387-2.

lunedì 26 ottobre 2020

Ma cosa me ne faccio di un Raspberry?

Ma cosa me ne faccio di un Raspberry? Non è una domanda retorica, ma la domanda che ho continuato a farmi dopo avere acquistato un Raspberry Pi 4: avendo tantissime idee, ma nessuna delle quali chiarissima, sui possibili impieghi.

Come prima cosa, avendolo finalmente tra le mani, e con inaspettata facilità (merito di Linux, nella variante Raspberry Pi OS adottata dal Raspberry, in precedenza denominato Raspbian), sono riuscito a:
- installare e attivare sul Pi 4 un server VNC per poterlo controllare da remoto;
- installare e attivare sul Pi 4 un server SSH per fare upload/download di file;
- installare e attivare sul Pi 4 un server web con il relativo sito web;
- installare e attivare sul Pi 4 il protocollo smb che consente di vederlo come una unità di rete e server multimediale [1].

Poi ho trasformato un secondo Raspberry Pi 4 in una radio in streaming, in sostituzione di un sintonizzatore FM che dalle mie parti praticamente non riceve [2].

Ma ecco la terza idea: perfezionare la radio in streaming aggiungendo al Raspberry Pi 4 una scheda audio HiFi, visto che la qualità dell'uscita audio cablata nella scheda madre del Raspberry non è eccelsa. Ho optato per la HiFiBerry DAC+PRO [3] che qui vedete


basata su un convertitore digitale-analogico (DAC) a 
192kHz/24bit, quindi con caratteristiche HiFi reali.

Ma la scheda non basta, bisogna montarla sul Raspberry (operazione banale, basta innestarla sul connettore GPIO del Raspberry) e trovare un contenitore in grado di accogliere il tutto. Preso dall'entusiasmo ho ordinato un contenitore metallico molto bello disponibile presso il produttore della scheda. Ed ecco Raspberry Pi 4 e scheda audio HiFiBerry DAC+PRO montati nel contenitore.


La configurazione software non la riporto in quanto è minimale, e facilmente realizzabile seguendo le informazioni fornite sul web dallo stesso fornitore della scheda. E l'uscita analogica consente di collegare il tutto a qualsiasi amplificatore mediante un cavo RCA maschio-maschio (bianco = L = canale sinistro, rosso = R = canale destro).

L'audio fornito dalla scheda HiFiBerry DAC+PRO è incomparabilmente migliore di quello originale del Raspberry. Ma dato che le radio in streaming trasmettono l'audio in formati compressi cui corrisponde una qualità modesta, per potere apprezzare adeguatamente il DAC a 192kHz/24bit dovete procurarvi file audio (ad esempio .wav) di questa qualità che potete poi eseguire impiegando il Lettore multimediale VLC che fa parte del software fornito con il Raspberry Pi OS.

Il contenitore metallico dedicato alla scheda audio HiFiBerry DAC+PRO prevede un raffreddamento passivo, da parte del flusso di aria che attraversa per moto convettivo le fessure riportate nello chassis. Il monitoraggio effettuato mediante il comando vcgencmd measure_temp, durante l'ascolto di radio in streaming e l'esecuzione di file audio, ha evidenziato una temperatura media della CPU tra i 54 e i 57 °C. Un fatto che devo dire mi ha abbastanza disturbato dato che se la temperatura aumenta eccessivamente il Raspberry attiva un meccanismo di protezione rallentando la CPU (in ogni caso questo avviene quando la temperatura raggiunge gli 85 °C) .

Per questo ho poi preferito montare il Raspberry in un contenitore in acrilico dotato di un ventolino a 5 V, impiegando un pin header (connettore femmina-maschio) 


per distanziare opportunamente scheda audio e Raspberry, e adattando un secondo identico contenitore in acrilico (servono in aggiunta solamente un paio di buchi nell'acrilico e alcuni distanziali con viti e dadi di quelli più comunemente utilizzati e compatibili con Raspberry Pi/Arduino), per ottenere questo risultato, che devo dire mi ha molto soddisfatto (come si vede il ventolino che raffredda il Raspberry è alimentato collegandolo ai pin del connettore GPIO della scheda audio).


Il contenitore aperto ma soprattutto il raffreddamento attivo ottenuto mediante il ventolino (in aggiunta ai quattro dissipatori di calore forniti con il contenitore) hanno consentito di ottenere una ottima dispersione del calore e il comando vcgencmd measure_temp, durante l'ascolto di radio in streaming e l'esecuzione di file audio, ha evidenziato una temperatura media della CPU tra i 34 e i 37 °C, quindi 20 °C in meno del contenitore metallico. Cosa che mi è decisamente piaciuta.

Se siete i fortunati possessori di un amplificatore audio con ingresso digitale, in alternativa alla HiFiBerry DAC+PRO potete impiegare la scheda HiFiBerry digi+PRO 

che fornisce ben due uscite digitali, un'uscita per il collegamento all'amplificatore con fibra ottica (sulla sinistra), ed un'uscita per il collegamento con cavo coassiale (sulla destra). Anche in questo caso potete scegliere tra il montaggio di Raspberry e scheda audio HiFi in un apposito contenitore metallico con raffreddamento passivo oppure la soluzione "fai da te" vista sopra con il contenitore in acrilico aperto e il raffreddamento attivo mediante ventolino (che per quanto detto sopra io personalmente preferisco).

Inutile dire che con la scheda HiFiBerry digi+PRO il segnale digitale della fonte audio, via cavo ottico o via cavo coassiale, viene inviato immodificato all'ingresso digitale dell'amplificatore: quindi la qualità del suono dipenderà dalla qualità del convertitore digitale-analogico (DAC) dell'amplificatore, che molto difficilmente sarà inferiore a 192kHz/24bit, e che nel caso di amplificatori di classe elevata potrebbe essere addirittura superiore.


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P.S.: ma cosa me ne faccio di un Raspberry? Si può fare ancora di meglio! Infatti attualmente i miei due Raspberry sono collegati alla World Community Grid e 24 ore su 24 e 7 giorni su 7 li passano ad elaborare i dati nell'ambito del progetto di ricerca collaborativo "OpenPandemics - COVID-19", che ha come obiettivo l'identificazione di molecole in grado di combattere l'infezione da SARS-CoV-2 come vedete alla pagina 


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[1] Raspberry Pi 4. Link al post: https://bit.ly/3kGLc7P

[2] Radio in streaming con Raspberry Pi 4. Link al post: https://bit.ly/3jr4goX

[3] Purtroppo, in via del tutto eccezionale, non ho potuto fare a meno di introdurre in questo post il riferimento a prodotti commerciali, ma come potete notare in nessun caso ho inserito collegamenti del tipo "ti pago ogni volta che qualcuno clicca su un link nel tuo sito" che detesto profondamente.

domenica 23 agosto 2020

A che punto siamo?

Mala tempora currunt sed peiora parantur.
Corrono brutti tempi, ma se ne preparano di peggiori.
(Anonimo)


A prescindere dall'enfasi massmediatica riservata all'argomento, dal punto di vista strettamente sanitario l'infezione da SARS-CoV-2 potrebbe causare nel mondo un numero di morti per Covid-19 dello stesso ordine di grandezza [1] di quello che si ebbe a causa delle pandemie di influenza del 1957-1958 [2] e del 1968 [3], pur trattandosi di una malattia più seria dal punto di vista clinico, comunque lontano anni luce dal numero di morti (attorno ai 50 milioni) che si ebbe a causa della pandemia del 1918 [4].

E paradossalmente proprio in ragione dell'enfasi massmediatica riservata all'argomento, dal punto di vista politico sono meritevoli di riflessione le parole di Giorgio Agamben in "A che punto siamo? L'epidemia come politica", Quodlibet, Macerata, 2020, ISBN 978-88-229-0539-0, che "... raccoglie tutti i suoi interventi sull'epidemia sanitaria che stiamo attraversando".

Cito poche sue frasi, per arrivare a una breve considerazione mia personale:

"... ogni cittadino aveva un «diritto alla salute»: questo diritto si rovescia ora, senza che la gente se ne accorga, in un'obbligazione giuridica alla salute, che occorre adempiere a qualsiasi prezzo. E quanto alto sia questo prezzo lo si è visto attraverso le misure eccezionali senza precedenti cui i cittadini hanno dovuto sottoporsi" [p. 83];

"Il fatto nuovo è che la salute diventa un obbligo giuridico da adempiere a qualsiasi costo" [p. 41];

"Dovrebbe farci attentamente riflettere il fatto che il primo esempio di una legislazione in cui uno Stato si assume programmaticamente la cura della salute dei cittadini è l'eugenetica nazista..." [p. 105];

"... la storia del diritto e la vita non devono essere confusi, così è bene che anche diritto e medicina restino separati. La medicina ha il compito di curare le malattie secondi i principi che segue da secoli e che il giuramento di Ippocrate sancisce irrevocabilmente. Se, stringendo un patto necessariamente ambiguo e indeterminato con i governi, si pone invece in posizione di legislatore ... può condurre a inaccettabili limitazioni della libertà degli individui, rispetto alle quali le ragioni mediche possono offrire, come dovrebbe oggi essere per tutti evidente, il pretesto ideale per un controllo senza precedenti della vita sociale" [pp. 105-106].

La conclusione è che oltre allo strumento della disinformazione - come ci sottolinea Yuval Noah Harari "... in un mondo alluvionato da informazioni irrilevanti ... la censura non opera bloccando il flusso di informazioni, ma inondando le persone di disinformazione e distrazioni..." [5] - i cialtroni burattinai dell'umanità, o aspiranti tali, potranno d'ora in poi impiegare anche il pretesto della emergenza sanitaria (e un precedente come questa pandemia è manna caduta dal cielo) per procedere nello smantellamento delle fondamentali conquiste della democrazia del XX secolo - seguite, ricordiamocelo, a due guerre mondiali e a devastanti dittature - e fare spazio a un controllo senza precedenti sui singoli individui e sull'intera società.

Nel mondo occidentale un nuovo dispotismo sta avanzando:
- ancor più subdolo perché mascherato da democrazia attraverso i "social";
- ancor più pericoloso in quanto può fare affidamento su una raccolta sempre più vasta e pervasiva di dati personali, effettuata con la copertura di quella grande mistificazione che è il riconoscimento del diritto alla privacy;
- ancor più preoccupante se si pensa a come già oggi la democrazia non goda di grandissima fortuna nel resto del mondo.

La grande utopia della mia generazione, che la libertà di comunicazione in rete, attraverso una rinata libertà di espressione, potesse favorire una rivoluzione culturale, un nuovo Rinascimento in grado di assicurare il salto di qualità definitivo verso un mondo migliore, è al tramonto.

Purtroppo "mala tempora currunt sed peiora parantur" e i giovani e ancor più i giovanissimi dovranno prepararsi a fronteggiare un mondo distopico, del resto già anticipato nel 1932 da Aldous Huxley ne "Il mondo nuovo" e  nel 1949 da George Orwell in "1984"


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[1] In questo confronto valgono gli ordini di grandezza in considerazione del fatto che, quando la mortalità incide molto di più nelle classi di età avanzata, come nel caso di Covid, è tendenzialmente difficile separare i casi nei quali un virus è stato causa primaria di morte da quelli nei quali è stato concausa di morte, essendosi l'infezione virale sovrapposta a condizioni patologiche preesistenti, inevitabilmente presenti nell'anziano.

[2] CDC Centers for Disease Control and Prevention. 1957-1958 Pandemic (H2N2 virus). URL consultato il 25/08/2020: 
https://bit.ly/3hqxxA5

[3] CDC Centers for Disease Control and Prevention. 1968 Pandemic (H3N2 virus)URL consultato il 25/08/2020: https://bit.ly/31rYca1


[4] CDC Centers for Disease Control and Prevention. 1918 Pandemic (H1N1 virus)URL consultato il 25/08/2020: https://bit.ly/3b5SRsa

[5] Yuval Noah Harari. 21 lezioni per il XXI secolo. Bompiani, Milano, 2019, ISBN 978-88-301-0082-4.

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P.S.: potete trovare questo e altri precedenti post facendo click sulla parola chiave politica.


lunedì 20 luglio 2020

Col d'Olen e Corno del Camoscio

A un anno di distanza ritorno al Corno del Camoscio (Gemtschoure, 3026 m) partendo da Pianalunga (2050 m) e passando per il Col d'Olen (2887 m), questa volta in compagnia di F.

Della salita del 16 luglio 2019 mi mancava la panoramica del Monte Rosa, alla quale avevo rinunciato a causa della nebbia che allora nascondeva le cime dalla Vincent alla Gnifetti. Che oggi sono ben visibili, per cui finalmente riesco a realizzare la panoramica: se fate click sull'immagine, o meglio ancora se ingrandite questa fotografia ad elevata risoluzione, vedete cerchiati, da sinistra verso destra, il Rifugio Quintino Sella, il Rifugio Mantova, la Capanna Gnifetti, la stazione di arrivo della vecchia funivia a punta Indren e la Capanna Regina Margherita sulla Punta Gnifetti (in più al centro della panoramica è facilmente individuabile la stazione di arrivo al ghiacciaio di Indren della nuova funivia).


A conferma della splendida giornata aggiungo la foto della Punta Parrot  (sulla sinistra) e della Punta Gnifetti, quest'ultima salita con D. nell'oramai  lontano 2004 (vedi il post Punta Gnifetti).




























Per la traccia GPS del percorso e un piccolo album fotografico rimando al post della identica (ma ogni volta diversa) salita al Corno del Camoscio del 16 luglio 2019.

martedì 30 giugno 2020

Colle Mud (traversata da Alagna a Rima)

Seconda traversata dell'anno sempre grazie a D. che questa volta ci accompagna ad Alagna e ci viene a riprendere a Rima.

Alle 7:51 la salutiamo a Pedemonte, la frazione di Alagna, al termine della strada asfaltata. Percorriamo poco più di 200 metri sul sentiero che segue il corso del torrente Mud, quindi svoltiamo a sinistra (continuando sulla destra si va verso l'Alpe Campo e l'Alpe Sattal) e attraversiamo il torrente sul piccolo ponte di legno seguendo il sentiero 208 (ex 8) e le indicazioni Rifugio Ferioli / Colle Mud.

La prima parte del percorso si svolge su un tratto di mulattiera ancora abbastanza conservata, quindi il sentiero si snoda su una serie di antichissime balze moreniche quasi sempre a picco sul vallone, che è in ombra e molto fresco. Usciamo al sole, che finalmente sbuca sopra al Tagliaferro, solamente poco sotto al Rifugio Ferioli dove arriviamo alle 10:11 in due ore e venti esatte. Purtroppo il Ferioli è chiuso e non troviamo esposta (immagino per ragioni di sicurezza) la mitica stazione meteorologica del rifugio, che però non posso fare a meno di ricordare con una foto d'archivio scattata nel lontano 2004 durante una precedente identica traversata effettuata con D.





























Sia alla base del Tagliaferro sia al colle Mud, che dista giusto 10 minuti dal Ferioli (due ore e trenta da Pedemonte), c'è ancora un po' di neve. Sul lato di Rima ci accoglie una folata di nebbia, che però si dissolve nel giro di pochi minuti.






























La discesa lungo il sentiero 296 (ex 96) a Rima, dove D. ci viene a recuperare in perfetto orario, è senza problemi. Rima è un piccolo villaggio walser, bello, ben conservato e ben tenuto, e la conferma ci viene dal fatto che piace molto anche a F. che lo vede per la prima volta.

Questa è la traccia GPS della traversata da Alagna (in Val Grande [1]) a Rima (in Val Sermenza)


e questa è la traccia riportata in Google Maps.

   
Potete anche scaricare i file .gpx e i file .kmz delle tracce GPS fornite dal CAI: da Pedemonte al Colle Mud da [2] e da Rima al Colle Mud da [3].


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[1] Così è denominata la valle principale della Valsesia, da non confondere con la Val Grande del Verbano-Cusio-Ossola.
[2] CAI - Sezione di Varallo. 208 Colle Mud [da Pedemonte]
[3] CAI - Sezione di Varallo. 296 Colle Mud [da Rima]

martedì 23 giugno 2020

Colle d'Egua (traversata da Fobello a Carcoforo)

Dopo la mitica spedizione in Antartide del mese di febbraio (con coda in Patagonia da El Calafate alle Torres del Paine, sulla quale tornerò) le ben note vicende ci bloccano per tre mesi. Ma finalmente si riparte per la montagna, prima uscita di quest'anno dopo la ciaspolata di gennaio in Val Formazza.

Lunedì 22 giugno con F. saliamo a Fobello, proseguendo per Santa Maria, dove lasciamo l'auto al piccolo parcheggio proprio al termine della strada asfaltata. Poco dopo le 7:30' imbocchiamo il sentiero numero 517 per l'Alpe Baranca. Tempo splendido, nonostante i mesi di forzata inattività ci sentiamo bene, e raggiunta l'Alpe proseguiamo per il lago Baranca. Qui la cascata formata dal torrente Mastallone all'uscita dal lago, fotografata durante la salita. Nelle settimane precedenti ci sono state molte piogge, e la cascata è in condizioni spettacolari.























Superato il lago Baranca lasciamo sulla destra il sentiero per il Colle Baranca e proseguiamo sulla sinistra lungo il 517 per il Colle d'Egua, dove arriviamo in poco più di tre ore. Qui la panoramica presa durante la sosta al colle, con F. che si sta godendo lo spettacolo, sulla sinistra vediamo il Monte Rosa, con tutte le cime dalla Vincent alla Nordend, sulla destra vediamo dalle Orobie alle Alpi Retiche.











Qui il dettaglio del Monte Rosa, a sinistra la parete sud che domina la Valsesia con la Piramide Vincent (poco sotto sulla sua sinistra la Punta Giordani), poi piccoli ma ben visibili lo Schwarzhorn e il Ludwigshöhe, quindi la Punta Parrot e la Punta Gnifetti, a destra della quale si vede tutta la parete est che domina Macugnaga e la Valle Anzasca con la Zumstein, la Dufour e infine la Punta Nordend.























Il rientro a Fobello sarebbe banale quindi, grazie al supporto logistico su cui possiamo fare affidamento, dal Colle d'Egua scendiamo a Carcoforo lungo il sentiero numero 122. Una telefonata e D. ci viene a recuperare per riportarci all'auto a Fobello. Inutile dire che le dobbiamo fare un monumento, perché grazie a lei abbiamo potuto fare una traversata splendida, indimenticabile.

Il GPS ci da un tempo totale, piccole soste incluse, di 5 ore e 28' per uno sviluppo di 11,64 km, con 1053 metri di dislivello in salita e 937 metri in discesa. Questo è il profilo altimetrico della nostra traversata da Santa Maria di Fobello (in Val Mastallone) a Carcoforo (in Val d'Egua)


e questa è la proiezione della traccia GPS in Google Maps


Potete anche scaricare i file .gpx e i file .kmz delle tracce GPS fornite dal CAI: da Santa Maria di Fobello al Colle d'Egua da [1] e da Carcoforo al Colle d'Egua da [2].


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[1] CAI - Sezione di Varallo. 517 Colle d'Egua [da Santa Maria di Fobello].
[2] CAI - Sezione di Varallo. 122 Colle d'Egua [da Carcoforo].

mercoledì 18 marzo 2020

Antartide

A febbraio spedizione in Antartide. Una esperienza straordinaria, non ci sono parole adatte per descriverla. 

Partiamo da Ushuaia, unici due italiani della spedizione, su una nave norvegese. Aggirando ad ovest una tempesta che blocca l'accesso alle isole Shetland del sud il 14 febbraio passiamo il Circolo Polare Antartico (66°33'48" di latitudine Sud). Poi nella Marguerite Bay in un golfo dell'isola di Pourquois Pas (raramente visitata perché remota e difficilmente accessibile in quanto a sud del circolo polare il ghiaccio marino resta molto esteso anche in estate - siamo molto fortunati ad essere riusciti a giungere fino a qui) la prima navigazione sugli Zodiac fotografando pinguini e foche che si riposano e sonnecchiano sugli iceberg, poi il primo sbarco a terra (cioè su quelle improbabili e sottilissime lingue di costa, ai piedi delle montagne che precipitano nell'oceano, che in questa breve estate antartica restano libere dai ghiacci) accanto a una colonia di pinguini Adelia che stanno finendo di crescere i piccoli. La lunghissima durata del giorno e il chiarore che persiste anche a mezzanotte ci ricordano che un mese fa qui il sole non tramontava mai. Il giorno successivo, sempre nella Marguerite Bay, tocchiamo il punto più meridionale (68°12' di latitudine Sud), nei pressi del Red Rock Ridge. Il ghiaccio marino è sempre più esteso e compatto e rallenta sempre più l'avvicinamento alla costa, poi l'arrivo del micidiale vento catabatico dell'Antartide scatena sull'oceano una tempesta furibonda, al punto che quando mi avventuro sul ponte della nave per cercare di filmarla vengo letteralmente sollevato dal vento e corro il rischio di essere catapultato fuori bordo. Ovviamente impensabile pensare di fermarci per calare in mare gli Zodiac, dobbiamo riparare verso nord costeggiando l'Adelaide Island. Spettacolo di iceberg giganteschi che ci lascia senza fiato. Nei giorni successivi, servendoci sempre degli Zodiac in mare e per gli sbarchi a terra, fotografiamo e filmiamo megattere (Megaptera novaeangliae), foche leopardo (Hydrurga leptonyx), foche mangiagranchi (Lobodon carcinophagus), l'otaria orsina antartica (Arctocephalus gazella), pinguini di Adelia (Pygoscelis adeliae), pinguini Papua (Pygoscelis papua), skua (Stercorarius antarticus), la petrella gigante o ossifraga del sud (Macronectes giganteus), più a nord qualche cormorano (Leucocarbo atriceps), e paesaggi di indicibile bellezza.

Alla ripartenza ci facciamo un augurio: che la Corrente circumpolare antartica e la Convergenza antartica riescano a mantenere intatto questo posto magico per le future generazioni.

Il Passaggio di Drake tra la Patagonia e l'Antartide è all'altezza della sua fama e ci strapazza per bene, entrambe le volte con vento attorno ai 70 chilometri all'ora e onde attorno ai 4 metri. Al ritorno, nella nebbia che grava sul mare tempestoso, avvistiamo Capo Horn. 


E qui, giusto per rendere l'idea degli spettacoli cui abbiamo potuto assistere, un breve filmato con i pinguini Papua mentre indaffaratissimi fanno la spola tra l'oceano, dove vanno a pesca, e la zona rocciosa di nidificazione dove hanno i piccoli, che sono nella fase finale della crescita ma che devono essere ancora alimentati dai genitori.

sabato 8 febbraio 2020

Val Formazza

Venerdì 31 gennaio con D. e F. si va in Val Formazza per una ciaspolata. La cosa sarebbe banale se non fosse che lo spettacolo è straordinario. A Riale un sacco di neve, questa prima foto è giusto per rendere bene l'idea...


Le nebbie del mattino si dileguano rapidamente. La giornata è bellissima, la frazione di Riale, qui fotografata dall'alto durante la salita verso il rifugio Maria Luisa,



e qui fotografata nuovamente al ritorno, 




con questa neve è una tale meraviglia che mi è stato impossibile non fissarne il ricordo sul web. 

Qui sotto siamo a una mezz'ora dal rifugio Maria Luisa, fino al quale non ci spingiamo perché in salita siamo stati un po' lenti e faremmo troppo tardi per il rientro a casa.


Neve spettacolare, cielo spettacolare, giornata indimenticabile.

venerdì 20 dicembre 2019

Radio in streaming con Raspberry Pi 4

Nel lontano 1978 avevo acquistato sistema Hi-Fi formato da amplificatore (AM 2400), sintonizzatore FM stereo (AT 2450), piatto (di cui non mi ricordo il modello) e casse a tre vie della giapponese Akai (ormai scomparsa). Il piatto era ancora uno di quelli con la trasmissione a cinghia, con un antiskating primitivo, e l'ho sostituito quasi subito con un più evoluto Technics SL-3310, con trazione diretta e regolazione stroboscopica della velocità. Un insieme oramai vintage, ma che funziona benissimo (lo si può vedere nella foto) e con grande soddisfazione.


Ora che non sono più a Milano il sintonizzatore è diventato un problema. Ricevo (e molto male) solamente un paio di stazioni radio FM. Non è che la radio mi interessi più di tanto. Sono abbonato a Spotify (al costo mensile di una pizza e una Coca Cola), e devo dire che la possibilità di avere la musica on-demand cambia la vita, è un punto di non ritorno. Sommata alla mia collezione di CD mi offre tutto quello che musicalmente mi necessita. Ma dal fatto di non ricevere più la radio è nata una questione assolutamente inessenziale, e proprio per questo in linea di principio fondamentale: come fare ad ammodernare il mio sintonizzatore FM.

La trasmissione radio via etere è essenziale per la mobilità, leggasi automobile. Ma in una installazione fissa, a casa, non ha più senso. Oggi praticamente in ogni casa c'è una linea dati digitale. E sul mercato si trovano sintonizzatori radio digitali, con e senza DAB [1], che, collegati al router con un cavo ethernet, sono in grado di ricevere migliaia di stazioni radio in streaming, da tutto il mondo. Cosa ovviamente inimmaginabile con un sintonizzatore FM.

Ecco allora l'idea. Sostituire il vecchio sintonizzatore FM analogico con il Raspberry Pi 4, trasformato in un ricevitore radio in streaming, e collegato poi all'amplificatore via cavo adattatore RCA audio, con un jack da 3.5 mm da collegare al Raspberry e due RCA maschio da collegare all'amplificatore, esattamente come sono collegati l'attuale sintonizzatore FM, il lettore di CD, l'iPad (uno dei primi modelli, che impiego esclusivamente per Spotify), il piatto per gli LP.

Essendo il mio Raspberry Pi 4 già in rete via cavo ethernet il problema è allora diventato: quale software impiegare per ricevere le radio in streaming? In prima istanza sarebbe sufficiente il browser (Chromium) disponibile con il sistema operativo del Raspberry (Linux in versione Raspbian). Gli URL delle radio italiane che trasmettono sul web si trovano facilmente: per esempio Radio 5 classica, che ricevevo a Milano, e ora non ricevo più, ha come URL http://icestreaming.rai.it/5.mp3 (verificato oggi 20/12/2019). Copiatelo e incollatelo nella barra degli indirizzi del vostro browser e sarete collegati al canale di musica classica della Rai (quello che è stato per decenni il mitico V canale della Filodiffusione, denominazione derivata dal fatto che era ricevibile solamente tramite i Filodiffusori collegati alla rete telefonica fissa di Telecom).

Però volevo qualcosa di meglio del browser. E a furia di scavare nel problema ho scoperto che il Raspbian (la versione di Linux fornita con il Raspberry) include Rhythmbox, un applicativo che può essere installato da Applications menu > Preferenze > Add / Remove Software. Ho dovuto trafficare perché appena installato non funzionava l'audio. Poi ho fatto un po' di ricerche sul web, ho installato al completo i pacchetti di pulseaudio (sempre da Applications menu > Preferenze > Add / Remove Software), e Rhythmbox si è fatto finalmente udire. 

Dal menù Radio > Aggiungi ho inserito e memorizzato gli URL delle radio che mi interessano (e altri ne vado aggiungendo): e finalmente ricevo in streaming tutte le stazioni radio della Rai, oltre a un bel po' di altre radio. Ne riporto qui alcune, giusto per consentirvi di fare delle prove.

Radio Genere URL
Italy Classical Radio Classica http://176.31.107.8:8204/
Just playing Haydn Classica http://198.245.50.150:8020/
Rai Radio Classica Classica http://icestreaming.rai.it/5.mp3
Venice Classic Radio Italia Classica http://174.36.206.197:8000/
Venice Classic Radio Italia * Live Classica http://109.123.116.202:8008/
Best Smooth Jazz - UK (London) Jazz http://64.95.243.43:8002/
Smooth Jazz CD 101.9 New York Jazz http://us3.internet-radio.com:8485/
Smooth Jazz DC Jazz http://us5.internet-radio.com:8022/
Smooth Jazz Florida Jazz http://us4.internet-radio.com:8266/
Radio 24 Talk http://shoutcast.radio24.it:8000/
Rai Radio1 Varie http://icestreaming.rai.it/1.mp3
Rai Radio2 Varie http://icestreaming.rai.it/2.mp3
Rai Radio3 Varie http://icestreaming.rai.it/3.mp3
RMC Varie http://edge.radiomontecarlo.net/RMC.mp3
RTL 102.5 Varie http://shoutcast.rtl.it:3010/
Blue Bossa Nova Coolest Brazilian World http://69.175.13.131:8280/
FM Jamaica Radio World http://us5.internet-radio.com:8487/
Greek World Radio World http://5.189.142.165:8140/
Highlander Radio Live World http://144.217.180.30:8065/

Per l'ascolto oltre a Rhythmbox è ovviamente possibile impiegare qualsiasi altro media player, ma anche un semplice browser come ad esempio Chrome o Microsoft Edge: dovete semplicemente copiare gli URL delle radio riportati sopra e incollarli nella barra degli indirizzi del browser [2]. 

Un elenco sterminato di radio web lo trovate su


Per collegarvi a una delle radio elencate nel sito cercate il file .m3u corrispondente, apritelo con un editor di testo (per esempio il Blocco note di Windows), copiate il link che trovate al suo interno e aggiungetelo a Rhythmbox, o semplicemente incollatelo nella barra degli indirizzi del vostro browser.

Insomma invece di acquistare un sintonizzatore radio digitale, l'ho realizzato a costo zero sul Raspberry che ho in casa. In teoria quello che mi manca ancora è il DAB. Ma considerato che da noi non si riceve il segnale radio digitale via etere, e chissà se mai lo si riceverà (il problema della copertura del territorio via etere è sempre lo stesso eterno e irrisolto problema della copertura FM), la cosa non mi preoccupa. Il futuro è musica liquida e musica on-demand, non è il DAB [3].

P.S.: trovate il seguito nel post ma cosa me ne faccio di un Raspberry? 

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[1] DAB è l'acronimo di Digital Audio Broadcasting, ed è la trasmissione del segnale radio via etere in formato digitale, che dovrà sostituire anche in Italia l'attuale trasmissione del segnale radio via etere in modulazione di frequenza (FM). Dal primo gennaio 2020 tutti gli apparecchi radio commercializzati in Italia devono ricevere il segnale DAB oltre al segnale FM. A oggi l'unica nazione europea ad avere spento definitivamente le trasmissioni radio in FM e ad avere esclusivamente trasmissioni in DAB è la Norvegia. In Italia alla data di questo post non è stata ancora stabilita la data della cessazione delle trasmissioni in FM.

[2] Ma Rhythmbox non è limitato alla radio in streaming. Con il menù Musica > Importa ho importato da iTunes la mia raccolta completa di musica, incluse le copertine degli album. Infine ho collegato alcuni podcast di argomento scientifico che mi interessano.

[3] P.S.: in realtà esiste pure un dongle USB che riceve il DAB e impiegabile, sembra, anche con il Raspberry, quindi anche questo sarà da provare (copertura DAB permettendo). Infine resta aperto il tema della qualità della riproduzione, che nel caso del Raspberry sembra possa essere migliorata rispetto a quella fornita con la scheda madre installando una scheda audio Hi-Fi, come la HiFiBerry DAC+ pro, vedremo...